in “Servitium” n 259 del gennaio-marzo 2023

Il doppio significato del termine “potere” si squaderna in tutta la sua vastità anche nel campo discorsivo, politico e antropologico della politica sessuale – o del contratto sessuale, instauratosi tra donne e uomini nel corso della storia. Di fronte a tale categoria, si apre infatti una biforcazione: da un lato si dischiude il volto eticamente “buono” del potere, ovvero la «potenza» che, nel femminile, si manifesta storicamente nello “stare di fronte” all’altro/a,1 nel “tessere” e nel “filare”, nella cura delle relazioni, nel “fare comunità”. D’altro lato si presenta il potere nel suo volto autoritario (o paternalistico) e oppressivo.

Dentro il primo campo di interesse, ampio spazio poi meriterebbe il tema della potenza generatrice femminile, grande rimosso nei Saperi. Tale potenza non solo è un dato reale incontrovertibile, ma la sua incidenza è stata ed è così schiacciante nella organizzazione della società da edificare una vera e propria economia dei beni simbolici che sul governo di essa si erige. Il bio-potere esercitato dal dominio maschile per accaparrarsela ha segnato l’intera civiltà, costituita in primis dalle relazioni tra i sessi e con l’ambiente, come Genesi ha mirabilmente tradotto in narrazione mitologica.

Una potenza generatrice mai però tematizzata nei saperi alti come categoria in sé; presente sì come archetipo, come potenza mitica inesauribile, ma tuttavia oggetto non meritevole di “serio” interesse. Oppure catturata e imbrigliata nelle maglie ermeneutiche del discorso teologico, e di cui solo la “sacra” casta di maschi celibi era legittimata di dare rappresentazione: qui è stata confiscata, manipolata, ridotta a feticcio, in un orizzonte di idolatria sessuofobica. […]

AUTORE

Paola Cavallari

DATA

Gennaio Marzo 2023