Nell’ambito del Ciclo di incontri collaterali alla mostra

MADDALENA - IL MISTERO E L’IMMAGINE” che si svolge a Forlì

  

incontri organizzati dall’Associazione NUOVA CIVILTA’ DELLE MACCHINE, La SOCIETA’ DANTE ALIGHIERI, con il patrocinio delle Provincia Forlì-Cesena,

si è tenuto il giorno 19 maggio u.s. un incontro dal titolo

“Visioni del Femminile tra teologia e filosofia”.

Relatrici sono state:

Maria Caterina Cifatte socia dell’ O.I.V.D. e Rosangela Pesenti filosofa

Che sono state presentate dalla prof. Wilma Malucelli Presidente del Comitato Dante Alighieri di Forlì-Cesena.

 

Alleghiamo qui di seguito la relazione della socia Maria Caterina Cifatte, genovese , architetta e studiosa di teologia femminista. 

VISIONI DEL FEMMINILE FRA TEOLOGIA E FILOSOFIA

 

Iniziando il mio intervento mi piace affrontare subito una premessa introduttiva,  LA DIFFERENZA FRA FEMMINILE E FEMMINISTA, tema richiamato anche dalla professoressa Malucelli nella introduzione.

Secondo me Femminile è senz’altro l’aggettivo che caratterizza la declinazione differente dal maschile, anche se può venire usato come sostantivo, vedi nostro titolo, quasi fosse una componente a sé stante del pensiero.

Femminista è una impostazione o visione dei contesti e delle persone dalla parte delle donne ma con la finalità di incidere sul comportamento escludente e discriminatorio del potere maschile;

Femminista non deve essere inteso come accezione negativa, anche se spesso la si vorrebbe fare apparire negativa e contrastante con la visione maschile, mentre senz’altro  maschilista ha in sé una impostazione negativa di contrapposizione alla visione delle donne. 

Esistono diversi femminismi nella misura in cui i movimenti delle donne nel mondo e nel tempo hanno assunto collocazione e pensiero in evoluzione e stabilito relazioni diverse tra i saperi scientifico, filosofico ed anche teologico: a mio pare possiamo dire interpretando i titoli di questi incontri che VISIONI DEL FEMMINILE,   si equivale a PRESENZA DEL FEMMINISMO nella teologia e nella filosofia

 

DA DOVE POSSIAMO FAR PARTIRE UNA MODERNA TEOLOGIA FEMMINISTA?

Gli studi teologici cristiani si arricchiscono nell’800 di una nuova visione femminista, è quella impostata e coltivata negli Stati  Uniti d’America (e non solo)  ad opera di un gruppo di donne colte, le femministe sentono l’esigenza di una lettura diversa dei testi cosiddetti sacri: Elizabeth Cady Stanton (1825-1902)  scrittrice ed attivista politica, una donna che si è battuta tutta  la vita  per i diritti delle donne, tra cui il diritto di voto, è a capo di un gruppo di amiche cristiane e studiose, e vuole cambiare la visione anche nella sfera religiosa: un ambito nel quale operare dei cambiamenti a favore delle donne diventa una sfida quasi impossibile!!!

Elizabeth scrive LA BIBBIA DELLE DONNE (pubblicata in Italia dalla editrice Claudiana), sono tre volumi che sviluppano un esame critico della Bibbia ed una lettura dalla parte delle donne. La nuova visione/interpretazione diventa la premessa indispensabile per vivere diversamente la propria fede adulta!

Infatti i testi, scritti quasi esclusivamente da uomini, bisogna  ripensarli e stabilire quale ruolo le donne cristiane ebbero nelle comunità di fede, per le donne  prima di tutto ma anche per la formazione delle giovani, ed anche per ottenere un cambio di atteggiamento da parte del clero, che viene formato ad una lettura acritica e letterale dei testi e che tramanda questa modalità di lettura nei contesti ecclesiastici, parrocchiali e delle catechesi. 

La religione cristiana (ed in particolare quella cattolica) permea da secoli la cultura e quindi anche la società occidentale, ma l’impronta patriarcale è difficile da scardinare, agisce nel profondo, agisce con stereotipi e immagini che mettono la donna in secondo piano, che ne attutiscono i ruoli pubblici, che la relegano quasi esclusivamente alla funzione materna: agire su questo terreno di confronto diventa quindi basilare per il movimento delle donne. Le immagini e rappresentazioni sacre cristiane per esempio sono veicoli certi ed efficaci di messaggi conservatori: sono pochi gli artisti e le artiste che si discostano dagli ordini impartiti dalla committenza per lo più ecclesiastica.

 

Sia nel Testamento ebraico e poi nel Testamento cristiano, vanno quindi riscoperte le donne attraverso una visione storico-critica che fa emergere i ruoli femminili, soprattutto, che le libera da una interpretazione ed una visione tradizionale che, come una impalcatura oscurante, le ha relegate in secondo piano, oppure le ha esaltate sugli altari allontanandole dalla vita concreta.

Mi soffermo in modo particolare sulla tradizione dei vangeli canonici, sulle lettere e negli atti degli apostoli, dove compaiono diverse donne, oltre alla madre di Gesù, Maria di Nazareth che per la verità compare poche volte, compare proprio Maria Maddalena di cui hanno scritto molto studiose e teologhe ed anche Carla Ricci che avete invitato a questo ciclo di incontri.

Compaiono anche “molte altre” donne che  non sono nominate ma che hanno un ruolo importante dal punto di vista teologico: dicono il fatto che in questo gruppo gesuano  le donne sono importanti quanto gli uomini, sono discepole come gli uomini e sono molte, infatti non si può fare a meno di parlare di loro. Le donne anche dopo la morte di Gesù di Nazareth continuano il cammino: sono state discepole itineranti, diventano apostole e profete, donne che ospitano e sono a capo delle chiese domestiche  e/o  che testimoniano anche col martirio la loro adesione di fede.

Sono donne in movimento  che seguono il maestro che per loro ha un scopo, un obiettivo di liberazione e con lui  vanno incontro ad altre donne e uomini non avendo timore di esporsi in una società fortemente patriarcale: fanno un percorso, un cammino. Sono donne forti che oggi potremmo definire femministe convinte e che, nonostante il loro comportamento si scontri con il potere costituito, non ne hanno timore e nonostante Gesù fosse considerato dai Romani e dai capi ebrei un sovversivo ed un millantatore (gli attribuiscono infatti la definizione di “re dei giudei”) lo seguono fino alla sua morte in croce, che era il supplizio appunto riservato ai peggiori terroristi (diremmo oggi).

Nella narrazione dei Vangeli alcune donne che accompagnavano Gesù sono nominate: Giovanna, Susanna, Maria, Salome, Maria Maddalena, le sorelle Marta e Maria. Ci sono però anche donne che sono indicate senza un nome, sono donne “simboliche”, che vengono raccontate e assumono ruoli importanti: vedove, suocere, figlie, sorelle, la samaritana, l’emorroissa, la donna che unse Gesù ed altre. La posizione di queste donne nella sequela è rischiosa, quindi questa “appartenenza” le fa maggiormente coraggiose e importanti!

Così come nella Genealogia di Gesù, riportata nel Vangelo attribuito a Matteo, sono nominate cinque donne la cui storia si colloca nella tradizione biblica di “trasgressione” compatibile con il disegno divino: Tamar, Racab, Rut, Betsabea e la madre Maria, in linea diretta con questa tradizione.

Pur in un contesto patriarcale che attribuiva alle donne nell’ambito domestico un ruolo importante nei riti e nelle preghiere, chi scrive e tramanda la storia del movimento di Gesù di Nazareth non può fare a meno di descrivere le donne e le loro presenze anche in diversi contesti pubblici. Del resto è confermato che anche nei tempi successivi alla sua morte le donne, che per prime trasmisero il messaggio della “resurrezione”, avessero un ruolo importante nelle prime comunità cristiane, anche al di fuori del ruolo in famiglia.

Paolo di Tarso che fu il primo insieme a Luca a raccontarci la storia del movimento di Gesù di Nazareth e quella conseguente, costruisce intorno a questa figura profetica le prime impalcature strutturali della chiesa (chiesa che peraltro Gesù non ha mai voluto fondare  essendo il suo un movimento popolare di donne e uomini ebrei di tipo paritario), strutture secondo una concezione gerarchica piramidale, e costruisce la religione  cristiana, che doveva confrontarsi con il mondo ellenistico ed una cultura avanzata anche dal punto di vista organizzativo quale quella greco-romana.

Per affermare questa novità, necessariamente Paolo deve esaltare il ruolo di Gesù come figlio divino per fare rivolgere su Cristo una conversione di massa, e nel contempo andare incontro ai cosiddetti pagani, perdendo così ciò che di genuino e “trasgressivo” aveva il messaggio di liberazione e andando verso la costituzione della relazione tra stato e chiesa e all’epoca costantiniana. (Su questa tematica invito a leggere i testi degli studiosi Adriana Destro e Mauro Pesce.)

Di fatto pian piano nel passaggio tra il primo e il secondo secolo cristiano, il ruolo delle donne diventa sempre più marginale e secondario, predominando con forza e, direi, con prepotenza, un comando maschile che si struttura su gerarchie  discriminatorie ed escludenti.

Oggi nel percorso di rilettura della presenza femminile nel cristianesimo,  fino ai nostri giorni,  si intravvede però, una storia di sororità che non smette di esistere, ad opera delle donne, un storia che continua, che produce opere e cura, che è ispiratrice di una diversità  teologica, che è nel contempo mistica, profezia e presenza attiva nella società. E’ così che anche oggi tante donne fanno parte di un movimento per il riconoscimento pieno del loro diritto a partecipare alla comunità di fede con dignità, avendo dalla loro i testi sacri, di cui si appropriano sempre di più,  le testimonianza di tante donne cristiane nei tempi antichi e nella storia del cristianesimo,  e portando una loro specifica visione: la teologia femminista.

Mi ritrovo in questo movimento di donne cristiane che non è disgiunto dal più ampio movimento delle donne. Resistono infatti nella nostra cultura religiosa delle definizioni, dei ruoli, delle ideologie tutte al maschile che si superano se si fanno dei passi insieme a tutte le donne sia donne che appartengono a contesti religiosi, sia donne che non hanno queste appartenenze ma che di fatto subiscono la cultura patriarcale e la vogliono superare  verso una cultura inclusiva delle differenze. Questo essere insieme senza distinzione delle differenze tra noi per me ha valore di “laicità” e sono convinta che solo salvaguardando la laicità, cioè la accoglienza e tutela delle differenze, si potrà fare giustizia per uomini e donne.

Sentiamo che è possibile aprire la mente e il cuore verso una nuova visione dettata anche dal nostro sentire. Leggendo i testi più importanti della nostra ricerca abbiamo assimilato diversi criteri di riflessione, di lettura degli scritti religiosi e delle tradizioni: abbiamo cercato di fare esegesi biblica con metodo storico-critico. Ci siamo domandate non solo chi ha scritto i testi “sacri” e verso chi erano rivolti, ma in quale contesto di società furono scritti, cosa viene nascosto o sottaciuto: è il metodo cosiddetto dell’“ermeneutica del sospetto”, promosso dalla grande teologa femminista cattolica Elisabeth Schüssler Fiorenza. (Schussler Fiorenza ha scritto due libri molto importanti “ In memoria di lei” e “Gesù figlio di Miriam profeta della Sophia” ed. Claudiana )

Nei nostri approfondimenti ci hanno appassionato anche le ricerche sulle fasi pre-patriarcali della preistoria, gli studi sulla religione della Dea e sulle società matriarcali, quelle esistite nei tempi lontani e quelle ancora esistenti di cui a recenti studi molto interessanti che riguardano la costituzione di società paritarie, che riguardano i culti ed in generale il politeismo, con i loro miti, che sono stati tramandati prima dell’avvento delle grandi religioni monoteiste dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’islam. Questi studi, a cominciare dalle interessantissime ricerche di mito-archeologia di Marija Gimbutas, ci hanno restituito una diversa visione della storia delle origini religiose e sociali; in questa ricerca siamo state guidate da Luciana Percovich e Luisella Veroli.

Altrettanto interessanti sono gli studi della formazione delle città (gli studi di LIVERANI per esempio):  in Mesopotamia, i primi insediamenti stanziali dei popoli che passano dal nomadismo alla agricoltura su sede fissa; lì si situano i primi segni delle società gerarchiche maschili, dove l’uomo intendendo il maschio, grazie anche alla sua forza fisica s’insedia e diventa proprietario dei terreni su cui coltiva, e insieme ai terreni estendere  il suo potere di proprietà sulla moglie e sui figli e figlie, diventa automatico.

         Ebbene nella prime città agricole della Mesopotamia le eccedenze alimentari vengono ridistribuite per il tramite dei sacerdoti dei templi. Nasce una gerarchia di responsabilità nella distribuzione dei cibi e nella sussistenza del villaggio in relazione con i villaggi vicini. Come si può capire il passo verso la religione patriarcale, l’unico Dio padre maschio, è veramente breve così come il passaggio dal culto delle madri al culto del  Dio Padre.

 

FARE ELEBORAZIONE TEOLOGICA OGGI COSA Può SIGNIFICARE

La autorevole rivista teologica Concilium ha dedicato una serie di numeri e di saggi alla teologia femminista, dove genere e teologia vengono ad essere sviluppati a partire dalla lettura storica dei Concilii antichi  quelli che determinano la definizione di un Dio maschile, di una madre di Dio donna che non può che avere un ruolo subordinato a Dio Padre, in quanto madre del Figlio, in un concetto trinitario in cui le gerarchie pesano nella definizione stessa delle figure della trinità.

Oggi sono sempre più rari gli studiosi e le studiose che concepiscono il divino come una figura predominante riferita ‘antropomorficamente’ al maschio, oggi tutto ciò che la tradizione teologica ha tramandato, è messo in discussione, come viene messo in discussione il riferimento teistico stesso in quanto frutto di definizioni storiche, di limiti di pensiero.  Oggi parliamo di diverse teologie, molteplici forme di relazionarci con il divino, a partire dalla teologia della liberazione, alla teologia femminista, alla teologia eco-femminista, alla teologie queer……e si sta sviluppando inoltre un pensiero ed una ricerca che va oltre le strette appartenenze religiose, oltre le religioni, per riscoprire quanto la natura, gli esseri viventi (tutti) siano espressione di una dimensione divina difficilmente definibile inquadrabile, e dove importanza fondamentale diventa lo sviluppo delle scienze e delle ricerche, le quali non arrivano mai a negare il divino, proprio per il fatto che sono anch’esse in movimento, in ricerca continua e implicitamente ammettono una dimensione misteriosa.

I teologi e le teologhe contemporanee amano definire il divino come “il mistero” , che non diventa distacco ed abbandono della ricerca, che non è più affidamento cieco ad una realtà divina nelle cui braccia ci si rifugia in quanto protettrice, bensì in una dimensione spirituale molto più ampia, molto più coinvolgente, che ci responsabilizza nei confronti della natura e delle persone …una dimensione spirituale che si coniuga anche con la dimensione della ricerca scientifica specialmente quando la scienza ci sollecita da avere un altro atteggiamento verso la terra, verso le persone, verso il mondo animale e vegetale ….questa è una diversa visione dell’incontro effettivo tra la spiritualità e la ricerca scientifica: le scoperte scientifiche oggi aiutano uomini e donne a fare chiarezza sulle relazioni tra i viventi e nell’universo infinito,  che non si finisce mai di scoprire di analizzare….un approccio che anziché allontanarsi dal divino, finisce col dare senso ad una spiritualità profonda, ad un sentire in sintonia con la natura e con tutti gli esseri viventi verso un comune destino.

Allora i movimenti comunitari che nascono da tali esplorazioni del pensiero umano, sono movimenti che coniugano con responsabilità e passione l’amore per la terra in cui viviamo, che cercano il superamento delle divisioni secolari tra le religioni, tra musulmani, ebrei e cristiani, le tre religioni che hanno una unica origine storica e di discendenza abramitica,  che si aprono verso le universali espressioni e sentimenti di pace buddisti ed induisti, che ricercano strette collaborazioni ecumeniche in ambito cristiano, che demoliscono i muri e creano ponti. Una nuova sensibilità che supera le divisioni fra teisti e a-tei. (Segnalo su questa tematica la bellissima serie di libri “Oltre le religioni” dell’edizione Gabrielli )

 

MA IN QUALE POSIZIONE SONO OGGI  TANTE DONNE DI FRONTE ALLA RELIGIONE CRISTIANA E CATTOLICA IN PARTICOLARE?

 

Ora, la forza femminile non viene né da cristallizzarsi ai margini né dal porsi al centro. Margine e centro sono complementari all’interno di una stessa figura dialettica. È perché esiste il margine che esiste il centro e viceversa. Proviamo a uscire da questa opposizione sterile”, così ci dice Chiara Zamboni filosofa del gruppo Diotima di Verona.

E allora dove è opportuno collocarci? Personalmente sento di appartenere all’ampio movimento delle donne che fa teologia, anche se non ho titoli specifici in questo campo, alle donne che fanno cultura, a quelle che fanno politica, che si confrontane nel femminismo, anzi nei diversi filoni del femminismo.

Teologia e femminismo: questo accostamento mi sembra necessario, anzi direi indispensabile,  perché ho scoperto che era possibile vivere in libertà una diversa relazione comunitaria e un’altra visione del divino, naturalmente questo percorso non l’ho fatto da sola, è un percorso che diversi gruppi donne insieme hanno intrapreso, mi riferisco per esempio al gruppi donne delle Comunità cristiane di base a cui appartengo da decenni, al Coordinamento nazionale delle teologhe, all’associazione Donne per la Chiesa, e all’Osservatorio Interreligioso sulle violenze contro le donne, fondato nel 2019 a Bologna, e  a cui ho aderito con convinzione due anni fa  e per il quale sono oggi qui a dialogare con voi.

Questo coinvolgimento è avvenuto anche nell’O.I.V.D. dove è stato avviato un percorso di confronto con donne cristiane (cattoliche e protestanti), buddiste, ebree, musulmane e induiste: ci accomunano gli stessi interessi di approfondimento e obiettivi di superamento delle discriminazioni e delle violenze sulle donne. Violenze che si presentano in varie forme, incominciano con i primi passi nelle scuole dell’infanzia , nelle distinzioni dei ruoli e dei giochi e finiscono in una scalata sociale per arrivare ai femminicidi, passando per molestie, bullismo, droga, ecc…

Purtroppo anche  la chiesa cattolica ha ancora delle posizioni politiche arretrate per quanto riguarda le libertà e i diritti delle donne: con l’attuale papato ci sono state e penso che ci saranno ancora delle aperture, incarichi attribuiti a donne teologhe in dicasteri significativi nel Vaticano, più volte dichiarazioni pubbliche di Bergoglio per scardinare il clericalismo e introdurre modifiche, tuttavia devo rilevare che non tutto viene concepito nel senso della laicità che dicevo prima: in uno stato laico l’amministrazione politica deve affrontare e risolvere anche tematiche delicate in cui il richiamo alla coscienza individuale da parte delle gerarchie va a braccetto con politiche di chiusura e retrograde (le tematiche sono note: omosessualità, interruzione di gravidanza e obiezione di coscienza, matrimonio, divorzio  e famiglia, sessualità, contraccezione, e la stessa educazione religiosa nelle scuole dell’obbligo , solo per citare alcuni esempi). Occorre che ci sia una volontà coraggiosa da parte delle donne a farsi sentire e difendere anche leggi che si sono ottenute con la necessaria mediazione di donne cristiane e non credenti, per raggiungere buoni livelli di laicità che oggi sono rimessi in discussione.

Noi donne dell’O.I:V:D. riteniamo che la violenza sulle donne passi anche attraverso la perdita della laicità in realtà ecclesiastiche che di fatto si oppongono alla emancipazione e alle libertà delle donne.  Vogliamo quindi svolgere un ruolo profetico per denunciare e responsabilizzarci verso il cambiamento, questa diventa la sostanza vera del ruolo profetico. Miriamo quindi alla interreligiosità, tra donne, prescindiamo dalle appartenenze per sentirci parte attiva del movimento delle donne molto più ampio, provocando una riflessione sia in ambito cattolico, italiano e non, ma anche in altri ambiti perché non si creino pregiudizi politici nei confronti di coloro che impostano questo percorso, cambiamenti e valorizzazione delle donne.

Non potendo estendere ulteriormente questa mia riflessione e contributo al dibattito vi segnalo alcuni siti importanti a cui accedere per conoscere meglio ed approfondire diversi aspetti:

il sito delle Cdb:  http://www.cdbitalia.it  sul quale potete trovare il sottotitolo sulle attività delle donne, con una vasta bibliografia e documentazione tradotta in viarie lingue

il sito dell’O.I.V.D. : https://www.oivd.it/

il sito delle teologhe italiane: http://www.cti.org

inoltre per coloro, solo donne,  che volessero seguire ed avere informazioni costantemente aggiornate possono fare richiesta di essere inserite in una gruppo chiuso di FB che amministro e che si intitola  “…in memoria di lei.”

 

Infine colgo l’occasione per riferirmi e richiamare l’attenzione sul lavoro di Paola Cavallari, Presidente dell’Osservatorio Interreligioso sulle violenze contro le donne” che nel libro da lei curato  “NON SONO LA COSTOLA DI NESSUNO - Letture sul peccato di Eva” edito da Gabrielli editori,  nel suo saggio introduttivo:

 

PECCATO ORIGINALE O PECCATO PATRIARCALE  D’ORIGINE?

 Riletture  a partire dalle radici della fede ebraico-cristiana” 

E nel suo saggio  interno   

STAVANO DI FRONTE L’UNO ALL’ALTRA 

illustra ancora una volta quello che chiama ‘un faticoso percorso,  un’opera di scavo e rammendo’ che le donne fanno comunitariamente, intrecciato con il lavoro di ricerca e di testimonianza a partire da sé, per dare coerenza ad una fede incarnata, smascherando ideologie patriarcali e strumentalizzazioni del corpo delle donne da parte di un maschilismo ancora presente nelle religioni. UN INVITO ALLA LETTURA!